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Omaggio a Chen Zhen

testo e foto di Elena Grassi/Arya

Chen Zhen* ha dominato la scena artistica dalla fine degli anni Ottanta e ha avvicinato l’estetica Occidentale e l’estetica Orientale.

Nato a Shangai dove compie i primi studi artistici, si trasferisce a Parigi e influenza con il suo lavoro intere generazioni di artisti.

Vi portiamo a Short – circuits, una mostra che riunisce più di venti grandi installazioni realizzate dall’artista dal 1991 al 2000, al Pirelli Hangar Bicocca, uno dei luoghi più iconici dell’arte contemporanea a Milano.

I lavori di Chen Zhen sono legati alle contraddizioni proprie dell’epoca moderna, la globalizzazione, la multiculturalità la migrazione, ma sono anche profondamente intrise di umanità, di aspirazione al sacro e della riflessione sul concetto di Tempo. Una sua vicenda personale lo porta anche a riflettere sulla medicina tradizionale e quella occidentale.

Chen Zhen utilizza materiali incredibili come la bauxite , di cui ne usa 20 tonnellate recuperate da una miniera in disuso per l’opera Eruption future del ’92, oppure come 2 metri cubi di sterco bovino insieme a 1400 rose rosse di plastica in Le produit naturelle del ’91: ogni opera diventa una sorprendente scoperta di invenzione e di senso.

Le imponenti istallazioni che occupano il maestoso spazio di Hangar Bicocca trovano la giusta collocazione nelle ampie Navate e creano un percorso affascinante che cattura l’anima del visitatore. Se ci si abbandona senza giudizio, con il giusto atteggiamento e sospendendo il nostro onnipresente chiacchiericcio interno, si viene trasportati in un piano onirico e magico, dove sembra ci si possa aggirare tra oggetti di sogno diventati reali.

E’ difficile parlare di queste opere e comunicarne la potenza senza averne esperienza diretta, ma tentiamo comunque di condividere il ricordo di alcune di esse.

Obsession de longévité, 1995

L’opera è una scenografia che racconta una storia. E’ composta da due ambienti, racchiusi in una vera e propria casetta di legno, una camera da letto collegata da uno stretto passaggio ad una bottega di talismani. Il letto occupa l’intero spazio della camera ed è ricoperto da una coltre gialla da cui spuntano, ordinati, grandi chiodi come riferimento all’agopuntura.

L’ambiente contiguo offre un banco affacciato su una vetrina, le pareti sono scure per dare risalto a barattoli, ideogrammi e forme colorate evocative e misteriose proprio come lo sono i talismani.

Di quest’opera l’artista dice < avere assemblato in questo lavoro il lettino da agopuntura con un laboratorio per la produzione di talismani riflette il desiderio di guarigione e longevità. E incontro fra humor, potere e limiti della scienza e potere della divinazione e del destino **>


Crystal Gazing, 1999

Una struttura portante di legno chiaro, alta almeno 3 metri, sorregge una delicata creazione composta da perle color legno e nere infilate su metallo e conformate come una goccia o una forma organica. All’interno, avvicinandosi per spiare tra le perle, ci sorprende una ampolla riempita di soluzione fisiologica, sospesa e riflettente : riflette infatti la realtà all’incontrario e sembra di potervi leggere il futuro.

Chen Zhen – Crystal Gazing

Purification room, 2000

Purification room rappresenta un processo alchemico di mineralizzazione della realtà con un intento purificatore. In un grande ambiente rettangolare sono disposti mobili ed oggetti di uso comune, creando un’atmosfera che suggerisce l’interruzione improvvisa di una azione. Tutto è ricoperto da argilla monocroma per creare un mondo asettico e senza colore. Chen Zhen si riferisce anche qui come in molte delle sue opere, al tema della purificazione e della decontaminazione dell’uomo. 

Chen Zhen – Purification room

* Shangai 1955 – Parigi 2000

**citazione dalla pubblicazione che accompagna la mostra.